con Carla Vukmirovic
Musiche Davide Ceccato
Scenografia Luigina Tusini
Testo e Regia Silvia Lorusso Del Linz
Rassegna Regionale Antiche Dimore 205/26 - VENTO - con il sostegno della Regione FVG e ERT FVG, Comune di Latisana
ECHI DAL COTONIFICIO
Echi dal cotonificio ripercorre, a livello scenico, la storia dei cotonifici friulani, importante spaccato della realtà sociale, culturale e lavorativa del territorio. Al centro dello spettacolo vi sono le donne operaie, forza lavoro fondamentale soprattutto nei periodi di guerra, quando mariti, padri e fratelli erano chiamati al fronte. Donne che tessevano il filo di cotone e, insieme, la trama della propria quotidianità, riempiendo i reparti di voci, gesti e fatica.
L’autrice e regista Silvia Lorusso Del Linz costruisce una tela scenica a partire dai ricordi e dalle testimonianze delle operaie tessili, dando vita a un viaggio nel passato che approda al presente. In scena, insieme all’attrice Carla Vukmirovic, viene ricostruita una giornata di lavoro nel cotonificio: le mansioni, lo sforzo fisico, il ritmo incessante e il rumore continuo delle macchine, restituiti anche attraverso la ricerca sonora a cura di Davide Ceccato.
Lo spettacolo attraversa diversi registri e livelli di lettura:
la centralità del lavoro femminile nell’epoca d’oro dell’industria tessile friulana;
l’immigrazione, con operaie provenienti non solo dalle province limitrofe ma anche oltre confine (Slovenia, Croazia), accolte in grandi dormitori costruiti accanto ai cotonifici;
la disuguaglianza salariale, che vedeva le donne — circa l’80% della forza lavoro — pagate in centesimi rispetto agli uomini;
la violenza sessuale nei luoghi di lavoro, esercitata nel silenzio e nella paura;
le gravi conseguenze sulla salute causate dal rumore, dall’umidità e dall’uso delle macchine;
l’orgoglio di una paga propria, seppur minima, come strumento di autonomia e sostegno alla famiglia.
Echi dal cotonificio mette in dialogo passato e presente, interrogando il sistema produttivo contemporaneo: capi fabbricati lontano, fibre sintetiche, lavoratori senza volto. Un lavoro che si fonda sulle emozioni, sui gesti e sui sogni, restituendo la memoria di un’epoca che ha segnato profondamente il territorio e l’identità collettiva.